
COMMENTO | Cherubini si prende le responsabilità, ma i dubbi restano
La conferenza stampa fiume dell’AD Federico Cherubini (clicca qui per leggere) è stato l’evento clou di giornata e ha attirato l’attenzione di giornalisti - molti più del solito – della stampa locale e nazionale, a riprova dell’interesse per la difficile situazione che stanno attraversando i gialloblù.
Dopo una lunga introduzione (clicca qui per leggere), tutt’altro che improvvisata e che già aveva esplorato numerose tematiche, le risposte della seconda figura in ordine d’importanza dell’organigramma crociato hanno sollevato questioni interessanti. E, non sempre, sono bastate a dirimere i dubbi degli ascoltatori.
ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ Anzitutto, non si può negare che l’AD fulignate, garbato e composto come di suo uso, ci abbia messo la faccia. Quando è stato il momento di certificare le attuali difficoltà del Parma, la società (lui incluso), se n’è assunta le responsabilità. Ma, fattivamente, responsabilità di cosa? Volendo trovare un errore esplicitato francamente, il primo - e forse unico - citato è stato la conferma di Cuesta, a proposito del quale il dirigente si è lasciato sfuggire la parola esonero e il cui spettro ha continuato ad aleggiare nei discorsi non solo dei giornalisti ma anche di Cherubini.
C0l senno del poi, è stato riconosciuto come già in estate la sua conferma sia stata una forzatura, per quanto reputata la cosa migliore per il gruppo. Il nome del maiorchino viene scandito nettamente di nuovo quando gli viene interamente imputata la volontà di lasciarsi alle spalle il gioco di trincea della scorsa stagione per passare a una vocazione più pro-attiva. «Nessuno di noi ha imposto a Cuesta un cambio», sottolinea Cherubini, che tuttavia in chiusura ci tiene a precisare che «pensare di rifare 45 punti con 28 gol sarebbe impossibile». Può suonare, se non contraddittorio, quantomeno dissonante. «Insieme a mister Cuesta abbiamo fatto valutazioni, pensando anche al cambio modulo, e questo può aver portato a ragionare in più direzioni, anziché in una sola». A maggior ragione alla luce queste dichiarazioni, avvenute poco dopo.
IL GRUPPO E LO SPIRITO «Speriamo di tornare alla nostra solidità difensiva, unita alla pericolosità offensiva»: di per sé è una banalità, che tuttavia mette in primo piano la «nostra» solidità difensiva. Quel nostra connatura la capacità difensiva come un evidente tratto identitario e, si sperava, consolidato di questo Parma. Cherubini vorrebbe anche un Parma che «lotta su ogni pallone e che dimostri voglia di tenere la categoria. A volte si può fare con maggiore qualità, a volte no. Ma, quanto meno, l’atteggiamento non deve mancare». Questo fa eco alle dichiarazioni post-Torino di Delprato (clicca qui per leggere) e a quelle di Keita post-Lazio (clicca qui per leggere): i leader dello spogliatoio lamentano coesione, solidità e cattiveria non ancora sufficienti.
Chiudendo il capitolo Cuesta - magari definitivamente, visto che da un mese non è più l’allenatore crociato - viene da chiedersi se non fosse stato proprio lui il fautore di questo rimpianto spirito che si è intravisto per l’ultima volta nella vittoria contro il Genoa e poi è del tutto scomparso. A proposito: Valenti l’ha combinata troppo grossa, non verrà reintegrato.
Quello di leadership, poi, è un concetto che ritorna nei discorsi di Cherubini e, restando in tema allenatore, è anche l’unico richiamo che fa a Gilardino, a cui rammenta la responsabilità nella creazione di questo fantomatico spirito, dopo aver correttamente sospeso il giudizio sul suo ancora prematuro operato.
IL MERCATO IN CAMPO C’è, poi, la questione mercato. Non è ancora ancora il momento dei bilanci, almeno secondo Cherubini. Ma dopo un quarto di stagione non si può dire che i nuovi abbiano alzato l’asticella. Viene anche detto che non ci si aspettava l’infortunio di Nicolussi Caviglia, obiettivamente parecchio sfortunato ma che, prima della scorsa stagione, aveva sempre faticato a trovare continuità proprio per via degli infortuni.
Dopo un pre-campionato insoddisfacente, a detta anche dellAD, inattesa è stata anche la trattativa lampo per Circati, la cui volontà di partire è stata ben resa. Quindi, il reparto mercato si è trovato costretto a trovare due sostituti per due giocatori chiave in fretta e furia. I radar crociati hanno scandagliato solo gli svincolati, da dove è stato pescato Sierro, oltre a un Diego Carlos in uscita dal Fenerbahçe: «Un giocatore di leadership, personalità ed esperienza. Starà a lui, come agli altri nuovi, dimostrare le sue qualità sul campo».
Sia chiaro, dice in apertura Cherubini, che il presidente non ha imposto alcuna limitazione sul loro operato. Krause, dunque, viene immediatamente scagionato da ogni colpevolezza. Da lui, il Parma Calcio non ha affatto ricevuto l’input di vendere!
IL MERCATO FUORI Eppure, dai dati ufficiali, il bilancio complessivo delle ultime due stagioni dice +91,1 milioni (con utili di 47,2 e 43,9 milioni di euro per la stagione scorsa e quella in corso - dati Tranfermarkt). Viene ricordato che ci sono stati anche altri investimenti, nel femminile (la cui rosa complessiva vale circa 1,79 milioni di euro, a guisa di una netta sproporzione rispetto al giro di affari del calcio maschile) e nella Primavera (il riscatto non obbligatorio di De Martis è fissato a 10 milioni, mentre 2 sono già stati versati al Genoa per Scaglione, che potrebbe costarne ulteriori 3 al raggiungimento di determinati bonus). Detto che l’U20 di Corrent è l’unica che sta godendo dei soldi potenzialmente spesi anche sul campo, mentre il Parma femminile è penultimo a 1 punto, resta legittimo pensare che, con la libertà concessa da Krause, si potesse fare qualcosa di diverso, quantomeno. Certo che, se Sierro e Carlos o Diallo Thiao e Touré erano i migliori a disposizione e pure convenienti, allora chapeau.
Restano in sospeso altri aspetti: dal rapporto coi tifosi - che Cherubini crede coltivato a sufficienza - alla revisione delle ambizioni (prima di tutto: salvarsi), passando per una parziale ritrattazione sul progetto giovani. Chiaro che, in questo momento così nero, sembra che il Parma non abbia combinato niente di buono. Per il dirigente ex Juve, la percezione negativa è in gran parte legata ai risultati, incontestabilmente pessimi, e non gli si può dar torto che questi vizino il giudizio complessivo. Come Penelope, però, il Parma da anni fila e disfa una tela di cui non si vede la trama. Pur nella incrollabile speranza di riportare la nave a Itaca, anche Odisseo temette di non farcela, nella tempesta. Sicuramente, Cherubini non è l’unico responsabile di questo difficile avvio di stagione (e del mercato estivo), ma almeno ci ha messo la faccia.
